sabato 2 marzo 2024

PIETRABBONDANTE 𝗦𝗖𝗜𝗣𝗣𝗔𝗧𝗔 𝗔𝗡𝗖𝗛𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟’𝗔𝗡𝗧𝗜𝗖𝗢 𝗧𝗢𝗣𝗢𝗡𝗜𝗠𝗢


Riceviamo e pubblichiamo 

Suscitano non poco sconcerto certe gratuite divagazioni postate in rete a più riprese e qualche compiacente evento culturale locale, dove si assiste al troppo evidente e reiterato tentativo di oscurare le verità storiche che appartengono a Bovianum Vetus, oggi Pietrabbondante, il cuore dell’antico Sannio.

Dopo aver negato, senza introdurre elementi di certezza, l’identificazione di Pietrabbondante con la Bovianum Vetus citata da Plinio nella sua Naturalis Historia, ora si tenta addirittura di cancellare dalla storia anche il toponimo Bovianum Vetus, da sempre riferito a Pietrabbondante.

Tutti gli espedienti tornano utili a questo duplice e personalistico scopo, quali: bollare, come incorsi in errore, studiosi di riconosciuta statura internazionale e consacrati dalla storia (Mommsen,T. et al.), spocchiosamente definiti “manipolatori” di epigrafi osche rinvenute in agro di Pietrabbondante, solo perché ne hanno dimostrato la identità topografica con la Bovianum Vetus; ignorare, solo quando non di comodo, o travisare citazioni di storici dell’antica Roma, pietre miliari e fonti primarie per le nostre conoscenze in materia; ritenere prima inaffidabili le coordinate tolemaiche e le cartografie correlate, per poi interpretarle maliziosamente ad usum proprium; ed altro ancora.

Insomma, per questi signori bisogna dimostrare a tutti i costi che Pietrabbondante non si può identificare con la Bovianum Vetus citata da Plinio il Vecchio e che la Bovianum Undecumanorum, sempre citata dallo stesso Plinio e oggi Bojano, è l’unica Bovianum mai esistita, anche perché non è dato riscontrare nell’antico Sannio, sempre secondo questi signori, due località con lo stesso toponimo. Peccato, però, che proprio nell’antico Sannio si registrano non due, ma ben tre località con lo stesso toponimo (Bovianum): oltre alle due citate, anche Boviano, oggi Bajano, nei pressi di Nola; oltre a due Aquilonia, e altro ancora, facendo tutto questo naufragare miseramente i fautori di questa farneticante “teoria unicista”....

Sia subito chiaro che con questo scritto non si intende togliere nulla alla importanza della Bovianum Undecumanorum, oggi Bojano, all’epoca coesistente con la Bovianum Vetus, oggi Pietrabbondante: due importanti centri del Sannio Pentro, con funzioni strategiche completamente diverse.

Ma se cancelliamo anche il toponimo Bovianum Vetus, allora come si chiamava Pietrabbondante al tempo dell’antico Sannio?

E’ presto risolto. La riserva è stata sciolta ancora una volta arbitrariamente, con il solito colpo di mano: Bovianum Vetus è stata ribattezzata ex cathedra con “Safinim”, in barba alla citazione di Plinio il Vecchio, in barba a tutti gli studi di insigni storiografi, in barba alla nota epigrafe osca ivi rinvenuta e artatamente reinterpretata ad uso e consumo personale, in barba a tutte le evidenze storico-archeologiche. In ultima analisi, per far quadrare i conti, è stato attribuito a Pietrabbondante al posto della sua antica denominazione Bovianum Vetus, il toponimo “Safinim”, con cui in lingua osca veniva notoriamente indicato il territorio denominato Samnium, forma latina, quest’ultima, per assimilazione dell’osco Safinim (Salmon, E.T.): quindi, pur di rimediare allo scippo, a Pietrabbondante è stato rifilato il nome con cui veniva indicato l’intero territorio del Samnium, utilizzando artatamente allo scopo un improprio gioco di parole (Safinia, Safinim) e dimenticando che nella monetazione del Sannio Pentro sulle monete veniva impressa la denominazione del territorio abitato da quel popolo e non di questa o quella località.

Ma per favore ! E’ troppo evidente che la toppa è peggio del buco ! Alla faccia delle evidenze storico-archeologiche!

E’ innegabile, poi, toponimo Bovianum Vetus a parte, che i resti monumentali e i numerosissimi reperti della zona archeologica di Pietrabbondante, unici per importanza e imponenza, sono anche la testimonianza certa di un insediamento storico di assoluto rilievo, con annessa area sacra per le pratiche religiose e politiche a cura di Sacerdoti e Magistrati.

E se finalmente si scavasse anche a monte degli attuali scavi, con ogni probabilità si scoprirebbe un insediamento collegato alla fortificazione megalitica esistente sulla sommità del monte Saraceno, dove stranamente non si è mai scavato, e si potrebbe dimostrare che gli antichi Sanniti anche qui si erano insediati montibus vicatim, come scriveva Livio.

Come pietrabbondantese, debbo ritenere fortunato il mio paese se qui i Sanniti per le loro costruzioni monumentali hanno utilizzato una roccia così dura da resistere nei secoli alle intemperie; se oggi non cifossero queste gloriose “pietre” a testimoniare il nostro passato, qualcuno di questi signori avrebbe sicuramente osato cancellarlo dalla storia.

Ma non si è mai pensato da parte di qualche esimio luminare da decenni interprete unico dell’archeologia locale, se non altro per fare finalmente luce definitiva sulla questione, alle ricognizioni aerofotogrammetriche e alla aerofotointerpretazione archeologica di tutta l’area che va dalla zona degli scavi fino alla sommità del monte Saraceno? O siamo rimasti ancora all’età della pietra ? Per l'appunto.

Ma chi si considera depositario assoluto della verità storica e non accetta confronto né contraddittorio per non rischiare di essere clamorosamente smentito, di certo non incoraggerà mai simili iniziative.

Sa bene chi scrive di storia che della verità storica o se ne è in possesso con prove certe e inconfutabili, o è meglio astenersi, perché ricostruire la storia con interpretazioni personali e fuorvianti analogie, nuoce alla conoscenza collettiva e in ultima analisi alla cultura.

Ma siccome noi siamo ciecamente fiduciosi nel tempo, vero galantuomo, c’è da credere fortemente che quando si sarà sgonfiata questa “menata”, sicuramente si ristabilirà la verità sulla base della storia accertata e verrà finalmente messa al bando ogni interpretazione farlocca.

Con buona pace di tutti.

PasquaLino Di Iorio


P.S. Scrivo questo testo, bando a inutili campanilismi e familismi, per doverosa replica alle contestazioni che sono state mosse, postume, a quanto in vita sostenuto sull’argomento dal mio compianto papà, che ha dedicato la sua lunga esistenza a queste ricerche e che nella prefazione alla sua prima pubblicazione del 1974 sul tema, ha voluto precisare a chiare note che non scriveva ”né per fini di lucro, né di carriera”, ma solo per amore della verità storica.

Per ogni riscontro particolareggiato sulla questione, si rimanda agli scritti dei principali storici-topografi classici e recenti: Tito Livio, Plinio il Vecchio, Strabone, Appiano, Tolomeo, Tabula Peutingeriana, Mommsen T, Salmon E.T., Bonocore M., Quilici L., Colapietra R., Valente F., Carroccia M. e al sopracitato testo di Antonino Di Iorio, “Bovianum Vetus oggi Pietrabbondante”, nonché alla sua produzione storico letteraria sull’argomento, il tutto reperibile presso la Biblioteca Comunale “Antonino Di Iorio” di Pietrabbondante.

(by nicola)

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