giovedì 6 agosto 2020

Riformare la giustizia è partita doppia: ordinamento e procedure. Chi decide cosa?

Sono ormai mesi che le questioni delicate e serissime che riguardano i rapporti fra magistratura e politica nel nostro paese occupano le prime file del dibattito sui media. Adesso che appare sulla agenda istituzionale la riforma dell’ordinamento giudiziario e che in prospettiva si comprende che il sistema giustizia potrebbe entrare in una – ennesima? – fase di revisione di carattere normativo – si pensi alla riforma della giustizia civile – è tempo di fare un po’ di ordine e di mettere le cose in prospettiva. Solo che per una volta invece di metterle in prospettiva futura, occorre che esse vengano messe in prospettiva passata.

Quale è il modello da adottare nel definire con equilibrio fra magistratura e politica?

Se per “Politica” si intende quell’insieme di istituzioni che esercitano un potere costituzionalmente garantito e che assegnano quote di risorse e di valori sancendo equilibri sociali ed economici, allora il potere giudiziario è, come gli altri poteri, parte della “politica” nel senso di esercizio del potere in vista della tutela di cio’ che travalica i confini individuali, pur nel rispetto dei diritti individuali. Pertanto che vi sia esercizio di potere decisionale dentro allo spettro dell’esercizio del potere giudiziario è cosa che attiene alla fisiologia. Se cosi è, nella scelta del modello vanno tenuti in considerazione anche gli equilibri fra le varie voci che si esprimono nell’esercizio di quel potere: fra tali voci vi sono quelle del potere giudicante rispetto al potere requirente, le funzioni di carattere nomofilattico rispetto alle funzioni di soluzione delle controversie di primo grado, quelle fra le funzioni di partecipazione alla nomina dei direttivi sia per parte dei componenti togati del CSM sia per parte dei componenti laici del CSM. Sono solo esempi. In sintesi, a bene vedere, dentro al mondo del potere giudiziario gli snodi che determinano per ciascun ambito funzionale, equilibri di potere, sono tantissimi, e non sarebbe in alcun modo possibile scegliere un modello di rapporto fra magistratura e politica guardando soltanto ai confini che intercorrono fra poteri, giudiziario, da un lato, esecutivo e legislativo dall’altro, senza tenere in alcun conto ciò che accade dentro allo spazio funzionale ordinamentalmente governato e costituzionalmente protetto, di ciascun potere per le prerogative di ciascuna delle sue voci.

Se per “politica” invece si intende la politica dei partiti, allora la questione cambia e cambia di molto. Il distinguo va fatto fra quella politica che attiene al circuito di legittimazione elettorale democratica e quella politica nel senso di esercizio di potere che attiene al circuito di legittimazione ‘ terza’, fondata sulla imparzialità. La questione è delicatissima e per il nostro paese la storia pesa moltissimo. Che vi sia stata supplenza funzionale accettata dalla politica legittimata elettoralmente e democraticamente verso l’esercizio del potere da parte del giudiziario su questioni urgenti e di difficile soluzione è cosa che non possiamo dimenticare. I vuoti decisionali sono una sorta di ‘ vertigine’ nelle società complesse e non siamo soli, sul piano comparato, a vivere la tendenza a supplire funzionalmente laddove la politica delle istituzioni elettive ha manifestato la sua assenza o la sua lentezza o, ancora, la sua incapacità a darsi un equilibrio stabile nel tempo. Gli esempi sono innumerevoli. Ciò che conta è che a questo punto la democrazia italiana si trova segnata dalla sua storia come un territorio si trova segnato dalle varie strade che mano a mano nel tempo le persone solcano e fissano dove dapprima vi era spazio indeterminato. La storia traccia condizioni e con tali condizioni occorre fare i conti.

Riformare il sistema giustizia è una partita doppia da giocare che si qualifica come segue. Da un lato si tratta di mettere mano, e di farlo in modo integrato, all’ordinamento e alle procedure. Se, infatti, è vero che nel potere giudiziario gli equilibri interni fra esercizi di potere sono importanti, allora il rapporto fra giudici e PM cosi come il rapporto fra togati e laici nel CSM, sono aspetti che non potranno – per quanto toccati da strumenti di riforma diversi, l’uno processuale e l’altro ordinamentale – essere affrontati in modo sequenziale. Occorre affrontare l’ambito di esercizio del potere giudiziario nel suo sistema interdipendente.

La seconda partita da giocare riguarda le aspettative e le modalità che la politica e la società italiana vogliono fissare perché sia chiaro chi si prende la responsabilità di decidere su cosa. Se non si vuole una magistratura che supplisca funzionalmente con tutte le criticità che questo comporta occorre che la politica si prenda le proprie responsabilità. Ma quale politica? Quella dei partiti, quella della rappresentanza elettorale democratica. E qui inizia tutta una altra storia. Forse dovremmo spingerci a dire che per un buon equilibrio fra magistratura e politica occorre una vera applicazione del principio di Montesquieu.

Il potere si bilancia con la sua stessa materia, questo è vero dentro al mondo della magistratura questo è vero fra magistratura e altre istituzioni democratiche. Se la riforma dell’ordinamento giudiziario sarà capace dunque di prendersi in carico l’eredità della storia del Paese e farsi anche spazio di decisione autonoma dalle ombre del presente per guardare soprattutto al futuro, è questione che scopriremo presto. Insomma, un ponte San Giorgio fra passato e futuro.

Daniela Piana

(by nicola)

Giulio Casare Vanini come GIordano Bruno ma ingiustamente dimenticato


"Se Dio vuole i peccati, allora è lui che li commette; se non li vuole, essi vengono tuttavia commessi. Quindi o egli è imprevidente o impotente, oppure è crudele, perché o non sa o trascura di compiere quello che vuole"

Giulio Cesare Vanini


Nato a Taurisano (Lecce) nel 1585, ex carmelitano, si converte temporaneamente all’Anglicanesimo. Nel 1619 viene processato e suppliziato, quale ateo. P
rima di essere strangolarlo e bruciarlo, gli viene strappata la lingua!
I suoi scritti furono conosciuti e apprezzati da Voltaire e dagli Enciclopedisti che gli dedicarono una voce nella loro Encyclopédie. Lodato da Schopenhauer e Hölderlin divenne sinonimo di “ateo e ateismo.”

(by nicola)
Se Dio non volesse che nel mondo avessero luogo le peggiori e le più indegne azioni, senza alcun dubbio egli, con un solo cenno, caccerebbe e bandirebbe dai confini del mondo tutte le azioni ignominiose: chi di noi può opporre resistenza alla volontà divina? Come si può pensare che i delitti vengano commessi contro la volontà di Dio, se egli dà agli scellerati, nel momento di commettere un delitto, la forza a ciò necessaria? Ma se l'uomo si perde contro la volontà di Dio, allora Dio è più debole dell'uomo, il quale gli si oppone e ne ha la forza. Se ne deduce che Dio vuole il mondo qual è: se ne volesse uno migliore, lo potrebbe avere.“

Fonte: https://le-citazioni.it/autori/giulio-cesare-vanini/
„Se Dio non volesse che nel mondo avessero luogo le peggiori e le più indegne azioni, senza alcun dubbio egli, con un solo cenno, caccerebbe e bandirebbe dai confini del mondo tutte le azioni ignominiose: chi di noi può opporre resistenza alla volontà divina? Come si può pensare che i delitti vengano commessi contro la volontà di Dio, se egli dà agli scellerati, nel momento di commettere un delitto, la forza a ciò necessaria? Ma se l'uomo si perde contro la volontà di Dio, allora Dio è più debole dell'uomo, il quale gli si oppone e ne ha la forza. Se ne deduce che Dio vuole il mondo qual è: se ne volesse uno migliore, lo potrebbe avere.“

Fonte: https://le-citazioni.it/frasi/200660-giulio-cesare-vanini-se-dio-non-volesse-che-nel-mondo-avessero-luogo-le/
„Se Dio non volesse che nel mondo avessero luogo le peggiori e le più indegne azioni, senza alcun dubbio egli, con un solo cenno, caccerebbe e bandirebbe dai confini del mondo tutte le azioni ignominiose: chi di noi può opporre resistenza alla volontà divina? Come si può pensare che i delitti vengano commessi contro la volontà di Dio, se egli dà agli scellerati, nel momento di commettere un delitto, la forza a ciò necessaria? Ma se l'uomo si perde contro la volontà di Dio, allora Dio è più debole dell'uomo, il quale gli si oppone e ne ha la forza. Se ne deduce che Dio vuole il mondo qual è: se ne volesse uno migliore, lo potrebbe avere.“

Fonte: https://le-citazioni.it/frasi/200660-giulio-cesare-vanini-se-dio-non-volesse-che-nel-mondo-avessero-luogo-le/

mercoledì 5 agosto 2020

Mala o Bonafede?



 COMUNICATO STAMPA

L’Associazione Nazionale per la lotta contro le illegalità e le mafie “Antonino Caponnetto” rappresentata dal Segretario nazionale Elvio Di Cesare, fin dalla sua fondazione, oltre quindici anni fa, si é resa protagonista nel territorio della provincia di Latina di una costante e profonda  attività di vigilanza e denuncia di un radicato sistema di malaffare - che già ai tempi di “Mani Pulite” portò al più alto numero di arresti in Italia n proporzione al numero di abitanti – e di un’asfissiante  presenza mafiosa.
Soprattutto e specificamente essa  ha segnalato in diverse occasioni alle Autorità competenti e ribadito nel corso di dibattiti pubblici la presenza nella suddetta provincia di un vero e proprio sistema politico-criminale, nel quale è percepibile un’infiltrazione di tipo mafioso, lamentando una insufficiente e rallentata azione di prevenzione e repressione da parte degli organi inquirenti. Nel Giugno del 2019 essa ha chiesto al Senatore Elio Lannutti di far presenti  al Ministro della Giustizia e dell’Interno le   pesanti condizioni di illegalità nelle quali continua a versare l’intera Provincia di Latina. Nel tempo sono molte le lamentele rivolte da questa Associazione all’impianto investigativo - giudiziario in merito all’effettivo contrasto contro i poteri criminali che oramai si sono impossessati finanziariamente delle maggiori attività della Provincia. Pertanto ad un preciso e penetrante atto ispettivo, ci saremmo aspettati da parte del Ministro Buonafede un approfondito esame della situazione con invio di ispettori per analizzare in profondità le criticità giudiziarie sollevate, quali, la percezione che la Procura di Latina proceda alle indagini e ai conseguenti atti giudiziari in modo parcellizzato e con affidamenti a magistrati diversi, non unificando e integrando i filoni investigativi di riferimento che mostrano l’esistenza, nella provincia, di quel che ripetutamente, non solo dalla Associazione Caponnetto, è stato definito un ‘sistema’ con protagonisti spesso identici. Ciò non è estraneo al determinarsi di tempi processuali lunghi e di strumenti cautelari altrettanto lunghi, ad esempio, il procedimento ‘Piano Integrato’ andava riunito al procedimento ‘Tiberio’. La striminzita e risibile risposta all’atto ispettivo del Ministro Buonafede sta a significare che l’emergenza giustizia dovuta al caso Palamara perdura anche nei Ministeri. Non si può liquidare un atto ispettivo così articolato con quattro frasi buttate li da qualche burocrate ministeriale, forse con dismessi panni da magistrato, che fa dei richiami sfuocati ad alcuni fascicoli in atto presso la Procura di Latina senza entrare nel merito delle eterne indagini condotte riguardo al porto di Sperlonga ed alla  espletata perizia, ai cospicui fondi investiti dalla Banca di Fondi nel piano integrato dello stesso comune, alla sussistenza di reati associativi evidenziati dal Gip nel proc. p. n. 288/16 mod. 44 dal 2018 e di cui si sconosce a tutt’oggi l’esito, alle criticità criminali evidenziate nei comuni di Fondi, Itri, Formia su cui nella risposta si tace.
Insomma, caro ministro Buonafede, come dice il proverbio: cambia la musica ma i suonatori sono sempre gli stessi.
Tutto rimane tale e quale nonostante l’emergenza giustizia creata dal caso Palamara !
Poveri cittadini !!!!!!!!
 
Associazione Antimafia A. Caponnetto
La Segreteria Nazionale

Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-01840 

Pubblicato il 26 giugno 2019, nella seduta n. 126 Risposta pubblicata
LANNUTTI , LEONE , DONNO , GIANNUZZI , PRESUTTO - Al Ministro della giustizia.



(by nicola)

Tratturi. Lectio magistralis del prof. Antonio Mucciaccio - Parte 3

(by nicola)

venerdì 31 luglio 2020

Preferiresti, amico lettore, che sul tuo fine vita decida tu o decida qualcun altro, a te ignoto, magari ostile ai tuoi valori, convinzioni, stile di vita?




Lo scorso 26 luglio la Corte d’Assise di Massa ha assolto Marco Cappato e Mina Welby: dall’accusa di istigazione al suicidio, “perché il fatto non sussiste”, e da quella di aiuto al suicidio “perché il fatto non costituisce reato”, per aver aiutato Davide Trentini, sofferente di sclerosi multipla, a trovare i soldi per poter morire in una clinica svizzera, secondo la sua volontà e accompagnandolo.

Una sentenza giusta, una sentenza esemplare, una sentenza che speriamo faccia epoca. E inauguri il tempo di civiltà in cui ciascuno sarà libero di decidere sul fine vita che gli appartiene. Prospettiva niente affatto certa, perché contro la sentenza si è già aperto il fuoco di sbarramento, frontale o di suadente melassa dei “distinguo”, di quanti vogliono continuare a imporre a te, amico lettore, la loro volontà sul tuo fine vita.

La sentenza allarga i casi di liceità dell’aiuto al suicidio, stabiliti dalla Corte Costituzionale, che portarono all’assoluzione di Cappato lo scorso anno per il caso Dj Fabo. La sentenza della Corte indicava infatti tra i presupposti per la liceità il sostegno vitale al paziente tramite macchine, sostegno di cui non aveva invece bisogno Davide Trentini. L’intollerabile sofferenza fisica o psicologica è stata ritenuta sufficiente, perché come “sostegno vitale” sono state considerate le terapie farmacologiche e le pratiche manuale necessarie alla sopravvivenza del malato.

È iniziata perciò la litania contro una sentenza che “legifera”, e dunque contro i magistrati (essendo una Corte d’Assise dovrebbe trattarsi di due magistrati togati e di sei cittadini estratti a sorte) che si sostituiscono ai parlamentari, e fanno la legge anziché applicarla (su Huffingtonpost l’autorevolissimo Giovanni Maria Flick).

In realtà la sentenza è giuridicamente ineccepibile. Il sostegno vitale mediante macchine veniva indicato nella motivazione della sentenza della Corte in quanto il quesito ad essa sottoposto riguardava il caso singolo di Dj Fabo, la cui sopravvivenza era affidata al respiratore artificiale. Ma Giuliano Amato, giudice costituzionale, in un dibattito col sottoscritto nella sede dell’Enciclopedia Treccani, a sentenza emessa ma motivazione per esteso non ancora nota, aveva insistito sul fatto che per analogia la liceità stabilita dalla Corte si sarebbe dovuta estendere ad altri casi.

La sentenza non fa che interpretare una norma di legge (l’attuale e vituperando articolo 580 c.p., introdotto dal fascismo) attraverso la lente – doverosa – delle norme di livello superiore, la Costituzione repubblicana (art. 32), e di convenzioni internazionali recepite nel nostro ordinamento (Convenzione di Oviedo del 4 aprile 1997, recepita nella legge n.145 del 28 marzo 2001). Aggiungiamo la legge 219 del 22 dicembre 2017 sulle “disposizioni anticipate di trattamento”, vulgo il testamento biologico. La sinergia delle norme di cui sopra, fatte lavorare col semplice uso della logica, mettono capo al diritto di ciascuno di decidere liberamente sul proprio fine vita. Ho provato a darne una dimostrazione esaustiva nelle 124 pagine del mio libretto “Questione di vita e di morte” (Einaudi 2019), per chi giustamente non si accontentasse di queste poche righe.

Ovvio che sarebbe auspicabile una legge, abrogativa di metà dell’articolo 580, e che definisse i criteri che garantiscano la libera volontà del soggetto qualora, irreversibilmente, consideri non più vita, ma tortura, la propria condizione fisica o psicologica. Non qualsiasi legge, perciò. Solo una legge che garantisca a ciascuno di noi di poter decidere liberamente sul proprio fine vita. Ogni altra legge sarebbe prevaricazione mostruosa. Valga il vero. 

Preferiresti, amico lettore, che sul tuo fine vita decida tu o decida qualcun altro, a te ignoto, magari ostile ai tuoi valori, convinzioni, stile di vita? Ho rivolto questa domanda ai presenti in ogni dibattito cui ho partecipato sull’argomento. Nessuno che abbia detto: decida qualcun altro a me sconosciuto e forse ecc. … Esiste dunque l’unanimità sul fatto che non deve essere qualcun altro a decidere sul nostro fine vita. E poiché siamo tutti pari in dignità, la regola aurea statuisce di fare agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te: se non vuoi che qualcuno decida sul tuo fine vita al posto tuo, non puoi voler decidere tu sul fine vita di qualcun altro.

Una legge rispettosa di questi principi, che a parole tutti diciamo di voler praticare, deve perciò affermare solennemente che ciascuno decide liberamente sul proprio fine vita, e limitarsi a fissare le circostanze che registrino oltre ogni dubbio il carattere libero e irreversibile di una decisione eutanasica per sofferenza insopportabile.
Purtroppo vi sono persone che non tollererebbero che sul loro fine vita decida qualcun altro, ma poi pretendono di decidere loro sul tuo e sul mio fine vita, amico lettore. Papi, cardinali, monsignori, imam, rabbini, e anche medici o giuristi o cittadini come te e come me, tuttavia in modalità prevaricazione/onnipotenza, ne siano consapevoli o meno, visto che pretendono di imporre a chi è a loro eguale, la loro volontà sulla nostra vita (di cui il fine vita è parte integrante e cruciale). Usque tandem?
 
Paolo Flores d’Arcais 
 
(by nicola)

mercoledì 29 luglio 2020

Firma e fai firmare. La criminalità non vuole che le spiagge libere di Ostia siano un bene comune a disposizione di tutti

Per anni sulle spiagge di Ostia si è combattuta una guerra contro chi non voleva che le spiagge e il mare fossero libere e a disposizione di tutti. Per anni quel bene comune fatto di sabbia, arenile e mare è stato di fatto un bene privato, in mano ad abusivi e criminalità che impedivano ai liberi cittadini di accedere liberamente al mare. Faticosamente e grazie al lavoro di tanti cittadini e associazioni sono state tolte le catene che imprigionavano le spiagge libere di Ostia e i cittadini si sono riappropriati del mare.
Questa vittoria però sembra di nuovo essere messa a rischio.
Da qualche settimana le spiagge di Ostia si popolano di messaggi inquietanti, segnali minacciosi che mettono a rischio quel bene comune che appartiene a noi tutti.
Ci sono giornate che le spiagge libere si riempiono improvvisamente di rifiuti, giornate in cui l’arenile viene ricoperto di vetri e chiodi mimetizzati tra sabbia e pietre, giornate in cui la sabbia si tinge del rosso di teste di piccione mozzate.
Si tratta di segnali intimidatori chiari e vigliacchi.
La criminalità non vuole che le spiagge libere di Ostia siano un bene comune a disposizione di tutti.

E’ importante che tutti i cittadini si uniscano a questo appello per sottolineare, una volta di più, l'importanza di questa battaglia civile.
E’ importante che le autorità facciano sentire la propria voce ed è per questo chiediamo alla Sindaca di Roma Virginia Raggi e alla Capitaneria di Porto di:

- assicurare e rafforzare la vigilanza anche attraverso l’illuminazione delle spiagge libere.
- rendere le spiagge libere completamente accessibili ai cittadini abbattendo tutte quelle barriere architettoniche che impediscono il libero accesso a questo importante bene comune.


FIRMA E FAI FIRMATE:
https://www.change.org/p/spiagge-libere-e-sicure-a-ostia


A. Pecoraro Scanio

(by nicola)