sabato 18 agosto 2018

Autostrade, beni sovrani. L'esperienza del prof. Lucarelli ovvero ripartire con un disegno di legge ad iniziativa popolare

Autostrade, beni sovrani e mia esperienza in Commissione Rodotà: ripartire con un disegno di legge ad iniziativa popolare.


Il disegno di legga delega, elaborato dalla c.d. Commissione Rodotà, fra il giugno del 2007 ed il marzo del 2008, era stato elaborato per ripensare il regime giuridico dei beni pubblici. L'obiettivo era quello di renderli più robusti nei confronti delle facili privatizzazioni che, per "portare" l'Italia in Europa, avevano determinato, dai primi anni '90, la svendita del nostro patrimonio pubblico.
Il disegno di legge veniva approvato dal Governo e poi messo in un cassetto. Quel disegno di legge, più conosciuto per aver proposto l'introduzione nell'ordinamento giuridico dei beni comuni, in realtà, presentava una nuova visione dei beni pubblici, della loro gestione, più vicina ed armonica con gli artt. 42 e 43 della Costituzione. In particolare, proprio l'art. 43 della Costituzione, come fin dal 2005 ho cercato di dimostrare, in contrasto con il mainstream, ha la sua forza ed attualità nel costituire il fondamento giuridico affinchè i beni e i servizi essenziali alla tutela dei diritti fondamentali siano gestiti direttamente da soggetti pubblici, conservandone appunto proprietà e gestione.
Scrissi all'epoca, nel Commentario alla Costituzione (UTET), proprio il commento all'art. 43 Cost. sostenendo queste tesi. Allora molti mi dissero che l'art. 43 Cost. non esisteva più, soppresso dal diritto europeo (sic!).
Nel disegno di legge sui beni pubblici elaborato dalla c.d. Commissione Rodotà, proprio partendo dalla Costituzione, avevamo suggerito, in particolare quali componenti, io, Mattei, Daniela Di Sabato, Reviglio, regimi giuridici diversi per i beni pubblici a seconda delle funzioni cui essi devono essere deputati. Le autostrade, le grandi vie di comunicazione, anche ferroviarie, nonché gli slot delle grandi tratte aeree furono oggetto di approfondimento, studio e discussione. Noi volevamo definirli beni pubblici sovrani.
Un'altra componente, all'interno della commissione Rodotà, non riteneva opportuno legare questi beni pubblici al concetto di sovranità, preoccupata delle compatibilità europee. Alla fine con l'abilità di Stefano Rodotà fu trovato il compromesso definendoli beni ad appartenenza pubblica necessaria, per definire beni che soddisfano interessi generali fondamentali la cui cura discende dalle prerogative dello Stato.
Nel disegno di legge questi beni furono definiti nè usucapibili (dai privati), nè alienabili (a privati). Se questo disegno di legge fosse stato trasformato in legge, sicuramente avrebbe rappresentato un forte limite agli interessi estrattivi e predatori dei privati. Oggi bisogna ripartire da quel disegno di legge.
Il presidente della camera ha mostrato forte interesse, dichiarando il 30 luglio, all'incontro con i comitati dell'acqua, che la Commissione Rodotà deve ripartire. Io propongo di farla comunque ripartire dal basso, raccogliendo intorno a quel disegno di legge, eventualmente anche integrandolo e modificandolo in alcune parti, 50.000 firme al fine di presentarlo in parlamento come disegno di legge ad iniziativa popolare.
 
Alberto Lucarelli

(by Nicola)

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