Il cavallo che mi porto dentro.

Immagine
Dal mio cavallino a dondolo del 1959 alla mostra 'Omaggio all'Infanzia' di Gambatesa. Una storia di memoria, immaginazione e possibilità. Questo sono io, a due anni, con il mio primo cavallo. Un cavallo a dondolo, certo, ma nella fantasia di un bambino pur sempre un cavallo. Vero, per giunta. Il cavallo ha fatto la storia dell'uomo. Ha accompagnato popoli, attraversato continenti, contribuito alla nascita e allo sviluppo di civiltà. Un legame indissolubile, tanto che ancora oggi misuriamo la potenza delle nostre automobili in cavalli. Si dice persino che sia l'animale con cinque cuori: uno nel petto e quattro, metaforicamente, negli zoccoli. Ma forse il mio ne aveva un sesto. Quello di un bambino che, dondolando, poteva andare ovunque senza muoversi da casa. Era il 1959. Non ricordo quel momento. Ma la fotografia è rimasta, custodendo qualcosa che il tempo non ha cancellato e oggi, guardandola, mi accorgo che quel cavallo non è mai uscito completamente dalla m...

La geografia si impara con i piedi. Il problema non sono i funghi

Non è un libro sui funghi.

È una lezione su come stare al mondo.

 

"La geografia si impara con i piedi."

Non è uno slogan.
È un metodo.

A Matrice, nella biblioteca rurale dell’ADN — uno spazio costruito e reso vivo anche grazie all’impegno del prof. Cirino, socio OML — questo metodo è diventato concreto.

Qui, ieri pomeriggio, si è tenuta la presentazione del libro di Giuseppe Fratangelo, “Piccola guida per la raccolta dei funghi e come cucinarli”.

Un incontro semplice.
Ma necessario.

Perché il punto non sono i funghi.

Il punto è un altro. Abbiamo smesso di:

  • conoscere ciò che tocchiamo
  • ri-conoscere ciò che mangiamo
  • camminare nei luoghi.

E allora succede che si sbaglia.

Non è il fungo a essere pericoloso.
È l’ignoranza.

Basta poco:

  • una specie confusa,
  • una raccolta fatta male,
  • una quantità fuori misura.

E il danno è fatto!

Questo libro non insegna solo a raccogliere funghi.
Insegna a stare al mondo!

Spiega come raccogliere, trasportare, conservare, cucinare.
Ma soprattutto restituisce una cosa che manca: il senso del limite, come ci ha in segnato la cultura greca.

Siamo orientali ma lo abbiamo dimenticato!

Perché il fungo è un dono.
E ogni dono va capito.

C’è poi un passaggio che vale più di tutto.

Andare per funghi significa camminare.
E camminare non è solo movimento.

È cura.
È equilibrio.
È conoscenza.

Il bosco non è un posto.
È un maestro.

E luoghi come la biblioteca rurale di Matrice ci ricordano una cosa semplice: il sapere vero non si conserva, si pratica e condivide.

Il resto viene dopo.

È da qui che bisogna ripartire.
Dai piedi e dalle mani. Non dalle parole.

Nicola Frenza
OML – Osservatorio Molisano sulla Legalità

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