Privacy, indipendenza e cittadinanza civile: una vicenda molisana che parla all’Europa
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1. Introduzione
Quando si discute di privacy e tutela dei dati personali, spesso si immagina un terreno astratto e tecnico. Ma i dati non sono astrazioni: sono frammenti di noi. Quando vengono usati senza autorizzazione, non è una semplice irregolarità. È un atto che tocca la dignità e la libertà individuale.
La vicenda che racconto è accaduta in Molise tra il 2014 e il 2017. È documentata da atti della Procura della Repubblica di Campobasso, attività della DIGOS, comunicazioni del Garante per la Protezione dei Dati Personali e da un atto parlamentare depositato al Senato della Repubblica.
Oggi, mentre in Europa si discute della nomina di un’ex lobbista di Facebook a capo dell’autorità irlandese per la protezione dei dati, questa storia italiana diventa attuale. Mostra quanto la tutela dei cittadini e l’applicazione del GDPR richiedano autorità realmente indipendenti.
2. I fatti essenziali
Il 14 maggio 2014 ricevo una telefonata da parte di una persona che si presenta come operatrice di un noto centro di ricerca attivo in Molise, presso il quale avevo effettuato esami diagnostici.
Dopo una breve introduzione, la conversazione viene indirizzata verso un invito a sostenere la candidatura alle elezioni europee del proprietario della stessa struttura.
Il punto decisivo è semplice: non avevo mai rilasciato alcuna liberatoria per l’uso dei miei dati sanitari per scopi diversi da quelli clinici.
Il 3 giugno 2014 presento un esposto alla Procura della Repubblica di Campobasso, allegando la registrazione della telefonata.
3. Le indagini
La Procura apre un fascicolo e avvia accertamenti che durano alcuni anni.
- viene acquisita documentazione sanitaria;
- vengono ascoltate persone informate sui fatti;
- interviene la DIGOS;
- si accerta che il mio nominativo risulta utilizzato senza liberatoria.
In una struttura che gestisce migliaia di consensi al trattamento dei dati sensibili, l’unica liberatoria mancante è la mia, semplicemente perché non l’ho mai firmata.
Le indagini portano a due proroghe formali. Il 30 giugno 2016 la Procura notifica l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, indicando nome e cognome degli indagati.
Nell’atto si legge che i dati sanitari erano stati trattati in modo non conforme alla normativa e utilizzati con un vantaggio per la campagna elettorale del candidato, proprietario del centro di ricerca.
4. Il nodo istituzionale: il ruolo del Garante
Dopo quasi due anni di accertamenti, la Procura invia il fascicolo al Garante per la Privacy per una valutazione tecnica.
Il Garante, in tempi molto rapidi, comunica di:
- non rilevare criticità;
- non poter adottare provvedimenti prescrittivi.
Questo passaggio è determinante. La Procura ritiene di non poter sostenere ulteriormente il profilo penale senza il supporto dell’autorità competente.
Nella richiesta di archiviazione si legge che:
- le condotte risultano “astrattamente illecite”;
- tuttavia, in assenza di un rilievo del Garante,
- non vi sono elementi idonei a procedere oltre.
Scelgo consapevolmente di non presentare opposizione, ritenendo importante che il percorso istituzionale parlasse da solo.
Quando l’autorità che dovrebbe proteggere i cittadini non vede, non ascolta o non interviene, la legge resta scritta ma non esiste più nella vita delle persone.
5. La dimensione pubblica e parlamentare
Non ho tenuto questa vicenda riservata. L’ho resa pubblica sul mio canale YouTube e l’ho portata:
- alla presentazione della Prima relazione sulle infiltrazioni della criminalità organizzata in Molise, alla presenza di oltre novanta rappresentanti delle forze dell’ordine, del Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti e del Procuratore Generale Guido Rispoli;
- in un’interrogazione parlamentare depositata al Senato della Repubblica (Atto n. 4-00353);
- in comunicazioni formali rivolte al Parlamento Europeo, a OLAF e ai servizi competenti.
Il mio obiettivo non era ottenere un risultato personale ma sollevare un tema di trasparenza e tutela dei diritti fondamentali!
6. Perché questa storia riguarda l’Europa
La privacy non è una materia tecnica. È un tema civile. E dipende dall’indipendenza delle autorità incaricate di garantirla.
Quando un’autorità non è indipendente, o è troppo vicina ai soggetti che deve controllare, o risponde a logiche che non coincidono con la tutela dei cittadini, allora:
- la legge esiste,
- i regolamenti esistono,
- i diritti esistono,
ma non servono.
È ciò che molti temono oggi in Irlanda: che l’autorità chiamata a vigilare sulle Big Tech e sull’applicazione del GDPR non sia nelle condizioni di farlo con autonomia e imparzialità.
La mia vicenda molisana, pur diversa per scala, mostra lo stesso meccanismo: quando l’autorità che deve proteggere non tutela, il cittadino resta senza protezione e la legalità si indebolisce.
7. Conclusione
Questa storia non è una rivendicazione personale. È un invito alla consapevolezza.
La tutela dei dati non è una formalità: è una garanzia democratica. Richiede autorità indipendenti, competenti e libere da condizionamenti.
Quando questa indipendenza manca, i diritti diventano fragili.
Per questo considero essenziale sostenere ogni iniziativa europea che chieda maggiore trasparenza e maggiore indipendenza nella protezione dei dati personali.
La privacy non è un tema per specialisti. È un tema per cittadini. Riguarda la qualità della nostra democrazia.
Ho raccontato l’intera vicenda in un documento completo:
https://www.youtube.com/watch?v=OxqGS5dDGys&list=PLkhqJ9GZ3i8sUCqlUW9kaw5dQPHvCl6Vc&index=4
Per questo invito a sottoscrivere la seguente petizione:
Firma la petizione su WeMove Europe
Nicola Frenza
Presidente OML
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