Il problema non è l’odore. Dati ambientali, stime sanitarie e responsabilità pubbliche nella Piana di Venafro

 

Piana di Venafro: territorio, insediamenti produttivi

Negli ultimi giorni, il dibattito pubblico sulla Piana di Venafro è tornato a concentrarsi sul tema degli odori.


Una narrazione che, ancora una volta, rischia di ridurre una questione complessa di ambiente e salute pubblica a una dimensione percettiva e semplificata.

È necessario chiarirlo con nettezza, senza polemica ma con rigore: l’odore è un segnale, un campanello d’allarme. Non è un indicatore sanitario!

La valutazione del rischio ambientale e sanitario si fonda su dati oggettivi e misurabili:

  • concentrazioni di inquinanti,

  • superamenti dei limiti normativi,

  • esposizioni croniche,

  • analisi dei suoli, dell’aria e delle matrici biologiche.

È su questo piano che devono muoversi le istituzioni competenti.

Negli stessi territori in cui si discute di “molestie olfattive”, esistono documentazioni tecniche, analisi ambientali e riscontri biologici che richiamano l’attenzione su metalli pesanti e sostanze pericolose, tra cui il cadmio, classificato come tossico e cancerogeno da organismi scientifici internazionali.

Questi elementi non appartengono al campo della percezione soggettiva.
Appartengono al campo dei dati.

Parallelamente, enti di ricerca pubblici hanno prodotto stime epidemiologiche che indicano, per l’area della Piana di Venafro, un eccesso di mortalità statisticamente significativo.

Si tratta di stime che non attribuiscono responsabilità individuali, ma segnalano un rischio sanitario collettivo, che richiede monitoraggi continui, trasparenza informativa e politiche di prevenzione adeguate.

In questo contesto, la scelta di concentrare la comunicazione istituzionale prevalentemente sulle segnalazioni olfattive, anche attraverso strumenti basati su percezioni soggettive, pone una questione di metodo.

Non si tratta di negare il disagio dei cittadini, ma di evitare che il dibattito pubblico venga spostato da ciò che è scientificamente misurabile a ciò che è solo sensibile.

Un ente pubblico strumentale che si occupa di tutela ambientale è chiamato, per mandato, a:

  • misurare contaminanti e inquinanti;

  • verificare il rispetto dei limiti di legge;

  • valutare i rischi cumulativi e le esposizioni croniche;

  • garantire continuità, confrontabilità e pubblicità dei dati.

Allo stesso modo, quando rappresentanti istituzionali con competenze e ruoli in materia di ambiente e sanità intervengono nel dibattito pubblico, è legittimo attendersi che il livello dell’analisi si innalzi, anziché semplificarsi.

La musica, purtroppo, non cambia.
Gli odori restano gli stessi.
Ma il problema non è mai stato l’odore.

Il problema è cosa si decide di misurare, cosa si sceglie di comunicare e quali responsabilità pubbliche si assumono o si eludono di fronte a dati, studi e stime che non possono più essere ignorati.

Su questo terreno – quello del rigore scientifico, della trasparenza e della tutela della salute collettiva – si misura la credibilità delle istituzioni.

Ed è su questo terreno che il confronto deve essere riportato, senza rabbia ma... senza silenzi!

(by nicola)

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