Treni nuovi, linea vecchia: cosa hanno detto (e taciuto) il 20 gennaio scorso a Bojano?
Non è stato presentato un progetto compiuto: è stato celebrato un cantiere narrativo attraverso parole che chiedono fiducia oggi rinviando le risposte vere a domani.
Tutti hanno usato la stessa cornice retorica:
giornata storica
riconsegna al territorio
treni nuovi
sostenibilità
comfort
resilienza dei cittadini
tappa, non traguardo
hub provvisorio
Ma se si va al cuore delle cose, emergono quattro dati reali:
1) Campobasso resta fuori
Nessuno ha detto una frase del tipo: “Entro X mesi il capoluogo tornerà ad avere un treno elettrico diretto.”
Campobasso compare solo come:
fase successiva
obiettivo futuro
quando supereremo le criticità
dopo la nuova gara
Il capoluogo resta in banchina e questo non è un dettaglio tecnico.
2) Non esiste un cronoprogramma vincolante
RFI dice:
“Arriveremo a Campobasso.”
“Stiamo per bandire una nuova gara.”
“Dobbiamo scavare nuove gallerie.”
“Il territorio è fragile.”
“Chiediamo ancora resilienza e pazienza.”
Ma non da mai:
una data certa
una scadenza pubblica.
Non da una milestone verificabile. Ergo: questo non è project management: è gestione emotiva dell’attesa!
3) I treni nuovi ci sono. Ma non possono arrivare
È vero: sono stati presentati 10 convogli elettrici nuovi, moderni, accessibili, silenziosi. La flotta più giovane d’Italia.
Ma questi treni non possono arrivare a Campobasso in quanto prigionieri di una linea incompleta.
È come comprare una Ferrari per utilizzarla su una strada che finisce nel bosco.
4) Nessuno ha detto quanto costerà davvero
In nessun intervento compaiono:
il costo totale aggiornato dell’opera
quanto l’opera doveva costare e durare e quanto sta costando e durerà davvero
chi paga i fondi mancanti
se ci sono penali
chi risponde dei ritardi
chi risponde dei cinque anni di isolamento ferroviario
Silenzio totale!
Un dirigente RFI ha detto testualmente: “Dobbiamo chiedere ai cittadini di continuare con la serietà e la resilienza che hanno avuto.”
Traduzione politica brutale: non sappiamo quando finisce davvero né quanto costerà davvero e chi pagherà gli errori. Ma continuate ad avere pazienza!
La resilienza è diventata la foglia di fico dei ritardi ma la realtà ha impiegato meno di cinque ore per smentire quella narrazione nei fatti, in quanto il regionale Bojano–Roma Termini delle 14:35 è stato cancellato alla prima giornata di servizio e i passeggeri sono stati fatti scendere dal treno a Bojano e caricati su un bus sostitutivo fino a Carpinone.
Questa non è una metafora: è una fotografia.
È successo alla prima corsa simbolica. Ed è questo il punto che ieri nessuno ha voluto dire: il problema non è un incidente operativo. Il problema è strutturale!
Stiamo salendo su un treno che va avanti o su un train (carretto) che ci trascina sempre allo stesso punto?
Perché oggi abbiamo:
una linea spezzata
un capoluogo escluso
fondi mancanti
gallerie franate
una nuova gara da fare
nessuna data certa
nessuna responsabilità nominata
Questa infrastruttura è pagata dai contribuenti e continuerà a esserlo negli anni a venire.
Qualcuno deve pur chiedere conto:
dei costi sostenuti
dei ritardi accumulati
delle scelte progettuali fatte
del tempo di vita sottratto alle persone
Non per fare processi sommari ma per ristabilire un principio semplice: chi gestisce denaro pubblico deve rendere conto pubblicamente.
Non si chiedono miracoli o scorciatoie.
Si chiedono: trasparenza, verità, responsabilità pubblica.
Perché senza verità non c’è fiducia e senza fiducia nessuna infrastruttura può davvero tenere insieme una comunità. Neanche 10 treni di ultima generazione!
(by nicola)
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