Trent’anni di presidio culturale: auguri alla SIPBC Molise
Quando nel 2012 fondammo il movimento per la Legge Rifiuti Zero, con Massimo Piras e altri compagni di strada, sognavamo un’Italia capace di trasformare i rifiuti in risorsa, non in combustibile.
Un’economia che chiude i cicli senza bruciare i territori; una politica che ascolta la scienza, non i lobbisti dell’energia.
Oggi, sotto nomi nuovi e lessici “verdi”, riaffiora lo stesso paradigma: la combustione mascherata da economia circolare. Il cosiddetto Parco delle Risorse Circolari di Roma – promosso dal Sindaco e Commissario ai Rifiuti Roberto Gualtieri – ne è un esempio lampante.
Le Osservazioni tecniche depositate da Massimo Piras nel procedimento di V.I.A. mostrano con rigore che dietro la retorica ecologica c’è un mega-inceneritore da 600.000 t/anno. L’impianto genererebbe oltre 4,5 miliardi di m³ di fumi con CO₂, NOx, SOx, diossine, furani e metalli pesanti: un impatto incompatibile con il principio europeo DNSH – Do No Significant Harm (Non arrecare un danno significativo).
Invece di finanziare riduzione–riuso–riciclo, la scelta punta sul recupero energetico, violando la gerarchia europea dei rifiuti e congelando il progresso di Roma, ferma a circa 46% di raccolta differenziata contro gli obiettivi di riciclo effettivo (60% al 2030).
Quello che si progetta a Roma è lo stesso paradigma che da anni ferisce la piana di Venafro.
Tra Pozzilli, Sesto Campano e Venafro si è formato un vero “triangolo della morte”: tre impianti di combustione concentrati in un’area dove, secondo studi dell’OMS, dell’ISPESL e del CNR, le popolazioni risultano esposte ai rischi sanitari entro un raggio di circa 20 km.
In questo cerchio invisibile si accumulano nel tempo polveri sottili, diossine, furani e PCB, sostanze che si depositano nei suoli, negli alimenti e nei corpi delle persone, lasciando tracce di lungo periodo.
Lì come a Roma, il linguaggio resta seducente – recupero energetico, sostenibilità, innovazione – ma la sostanza non cambia:
La combustione non chiude i cicli, non rigenera la materia, sposta i costi sulla salute e sul futuro.
Nulla si crea e nulla si distrugge: tutto si trasforma, con l’aggravante di nuove combinazioni tra i vari elementi che non è dato conoscere.
Quando portammo la battaglia a Bruxelles perché l’Unione Europea smettesse di finanziare gli inceneritori, l’OML c’era.
A rappresentarlo era il suo Presidente, Nicola Frenza, insieme ai promotori della Legge Rifiuti Zero e ai rappresentanti del movimento europeo per l’economia circolare.
Fu una vittoria di civiltà: l’Europa riconobbe che la vera transizione non si alimenta col fuoco, ma con la riduzione, il riuso e il riciclo.
Oggi, con le osservazioni di Massimo Piras al piano Gualtieri, quella stessa verità torna a bruciare sotto la cenere delle parole “verdi”.
Queste osservazioni non sono un atto ideologico: sono documenti tecnico-giuridici fondati su norme, evidenze sanitarie e parametri ambientali. Il loro cuore è semplice: la democrazia ecologica vive nel diritto dei cittadini a conoscere, valutare, partecipare.
Non esistono “parchi delle risorse” se prima non si custodiscono le risorse della democrazia. E non esiste transizione ecologica senza responsabilità collettiva.
Previsto dal Regolamento UE 2020/852, il principio Do No Significant Harm (“Non arrecare un danno significativo”) stabilisce che nessun progetto finanziato con fondi europei possa danneggiare l’ambiente in uno dei sei ambiti chiave:
(by nicola)
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