lunedì 19 marzo 2012

LA ILLEGALITA’ DILAGANTE NEL MOLISE

Albino Iacovone*

A mio modesto avviso, le relazioni tenute dal Presidente dott. Sciascia e dal Procuratore Regionale dott. Romanelli, all’ inaugurazione dell'anno giudiziario 2012 della Corte dei Conti del Molise, sono certamente dirompenti e impietose.
Voglio partire dall‘idea di politica e di giustizia che Aristotele ci ha lasciato, e che in molti condividiamo, nel senso che: “Politica è l’amministrazione della comunità (polis) per il bene di tutti, la determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i Cittadini partecipano”.
“La Giustizia è la virtù intera e perfetta: l’uomo che rispetta tutte le leggi è l’uomo interamente virtuoso“ e aggiungervi la mia ultraventennale esperienza di Amministratore di Enti locali, alla luce soprattutto del vissuto negli ultimi nove anni, per esprimere alcune considerazioni.
Al riguardo, il Presidente Dott. Sciascia, tenendo conto anche del corrispondente principio greco per cui “la legge è sovrana”, ha così bene sintetizzato questo concetto: ”La risposta della Comunità organizzata, e per essa dell’intero settore pubblico, non può non essere nel senso della funzionalità nella legalità. Legalità non significa però solo generico rispetto dai cittadini dell’ordinamento giuridico, bensì in primo luogo corretta applicazione delle leggi da parte della pubblica amministrazione e quindi da chi le rappresenta, evitando la tentazione, sempre latente, di sovrapporre ad esse visioni politiche, in sé pur legittime o, peggio, interessi di parte o personali.”
Un politico, un rappresentante del popolo, un pubblico ufficiale, devono sempre e comunque ispirarsi a questi principi e valori, respingendo interpretazioni e applicazioni che dipendano da asservimento ai prevaricatori di turno, e che si concludano in ingiustizie e illeciti a danno dei singoli e della collettività e dei cittadini che ripongono la fiducia nelle istituzioni.
Su quest’ultimo aspetto devo notare che, giustamente e in maniera di solare chiarezza, il Procuratore Regionale dott. Romanelli ha rivolto al legislatore l’invito al ristabilimento dei principi di legalità e di garanzia della pubblica amministrazione, sottolineando: «il legislatore piuttosto che ricorrere ad interventi straordinari e sporadici di dubbia efficacia nella lotta allo sperpero delle pubbliche risorse rivaluti adeguatamente l'istituto della responsabilità amministrativa dei dipendenti e degli amministratori pubblici rimuovendo innanzitutto o comunque attenuando quelle limitazioni di ordine sostanziale e processuale introdotte nel tempo a partire dagli inizi degli anni '90. Vincoli che hanno determinato una progressiva riduzione del perimetro di operatività dell'istituto conducendo ad una sua sostanziale perdita di incisività e ad una conseguente obiettiva deresponsabilizzazione degli agenti pubblici».
Il Procuratore Regionale dott. Romanelli mi consentirà di aggiungere che in campo locale (in questo caso mi riferisco alle Province, ai Comuni, alle Comunità Montane ed altri enti locali) l’esercizio scorretto del potere è sicuramente dilagato dopo la troppo frettolosa prima riforma del titolo V° della Costituzione (Governo D’Alema) con l’eliminazione dei controlli in genere e, in particolare, dei Comitati Regionali di Controllo che esperivano sugli atti degli enti locali, nelle forme dell’annullamento o del riesame.
Anche altre riforme sulla pubblica amministrazione (tipo la Bassanini), su questo versante, hanno giustamente lasciato sempre maggiore autonomia agli enti locali tant’è che anche i controlli e/o visti di legittimità sono stati eliminati, pur rimanendo quelli di regolarità tecnica e contabile, purtroppo affidati a funzionari che spesso sono assoggettati e omologati ai prevaricatori di riferimento, come ho potuto constatare in vicende processuali .
L’Autonomia, giusta in sé, è stata distorta in abuso e strumento di predazione, divenendo sinonimo di inefficienza, sprechi e inefficacia.
Alcuni contrappesi individuati dal legislatore, come ad esempio quello dei revisori dei conti (che da collegi costituiti dagli stessi membri elettivi dei Consigli, sono passati ad essere costituiti con persone esterne scelte tra quelle indicate dagli ordini professionali), e quello dei nuclei di valutazione, sono risultati insufficienti.
Ugualmente insufficiente è il contrappeso costituito dalla istituzione del sindacato ispettivo ai sensi dell’art.43 del T.U.E.L., giacché i Consiglieri, pur con tanta buona volontà , si sono trovati a condurre una azione a forze impari nei confronti degli Organi esecutivi delle Amministrazioni, anche perché sono sprovvisti della possibilità di impugnativa per le vie legali degli atti censurabili; infatti, secondo il Tar, l’ impugnativa non è esperibile dai Consiglieri componenti dello stesso Consiglio, salvo che per la difesa di posizioni soggettive (come ad esempio dichiarazioni di decadenza dalla carica).
Ugualmente insufficiente è divenuta la funzione del Segretario Comunale e Provinciale (un tempo definiti i notai dei Comuni e Province), i quali una volta scardinati dalla struttura del Ministero dell’Interno (e del Prefetto in sede periferica) sono rimasti assoggettati ai voleri del capo dell’Amministrazione per la realizzazione dei suoi obiettivi, purtroppo, non tutti e non sempre leciti e lodevoli.
In questo quadro poco rassicurante, per alcuni Amministratori è stato facile realizzare i propri particolari obiettivi e condurre la Pubblica Amministrazione in quelle condizioni evidenziate nelle relazioni del dott. Sciascia e Dott. Romanelli, quali sperperi, le inefficienze, le elusioni, omissioni e inadeguatezze gestionali.
La illegalità dilagante nel Molise, individuata e dichiarata esplicitamente dai suddetti Autorevoli Magistrati contabili di Campobasso, congiunta all'aspetto patrimoniale del danno all'erario, implicito nella materia portata alla loro attenzione, viene a costituire l'elemento oggettivo dei reati contro la pubblica amministrazione. Siano essi concussione, peculato, corruzione, abuso di ufficio, o altro, e la differenza vi è solo nel dettaglio, mentre il quadro non cambia.
Il cittadino, quindi, è l’elemento essenziale della Repubblica e a lui compete il vigilare e stimolare l’ azione dei pubblici poteri, in modo particolare in quelle realtà più piccole, come il Molise, ove è più facile avere contatti, conoscenze e modi per esercitare questa funzione.

Pertanto, nella relazione, il Procuratore Regionale dott. Romanelli , ha così giustamente dichiarato: ”…un invito a ciascun cittadino della nostra Regione a vigilare e a stimolare l’azione dei pubblici poteri non con la mera qualunquistica pretesa, ma con la leale collaborazione, ben utilizzando l’arma della denuncia circostanziata sul piano giudiziario. Occorre che noi cittadini non ci si limiti a chiedere cosa la Comunità possa fare per noi, ma cosa noi (specie se insigniti di incarichi pubblici) si possa e debba fare per il nostro Paese e per la nostra Regione.”

Questa forma di fattiva e leale collaborazione, “l‘arma della denuncia“ così come l’ha definita il Procuratore Regionale della Corte dei Conti, va opportunamente usata per il giusto funzionamento della comunità nazionale. 
Ciò stabilito, anche i signori magistrati contabili (pubblici ufficiali) hanno il dovere di informare immediatamente la Procura della Repubblica, e i signori magistrati della Procura della Repubblica hanno il corrispondente dovere di informare la Procura della Corte dei conti ogni qualvolta, nei fatti pervenuti a loro esame, abbia a risultare un danno per l'erario.
 
Non può e non dovrebbe più accadere che il pubblico ufficiale fuori legge (politicante o pubblico dipendente che sia), una volta denunciato, sporga querela per diffamazione contro il denunciante, e la Procura della Repubblica processi il denunciante anziché il pubblico ufficiale fuori legge.
Accade così che la nostra Regione, “isola felice”, non veda la celebrazione di molti processi per reati contro la pubblica amministrazione.
In verità si tratta ovviamente di “isola felice” per alcuni, in un mondo di dichiarata illegalità diffusa e dilagante a danno dell'erario (come, impietosamente, hanno messo in rilievo i Vertici della Magistratura contabile del Molise).
 
La domanda spontanea è in questa alternativa: 1) i reati non esistono, 2) o non vengono accertati?
Nel primo caso occorrerebbe proclamare molti santi e istituire in provincia di Isernia una scuola di pubblica e buona amministrazione, con visite guidate per aspiranti amministratori di tutta Europa (ma così non sembra, se si legge la stampa nazionale e si sentono le televisioni nazionali) .
Nel secondo caso occorre che qualcosa cambi .
Stando alle notizie di stampa, si deduce che vi sono molti processi a Larino, un po’ meno a Campobasso, pochi a Isernia , e viene a sembrare che l’aumento dell’altitudine, dal mare alla montagna, riduca i microbi e i reati !
Nel mio piccolo (Consigliere p. t. in Amministrazioni locali della Provincia di Isernia), ho sporto pubbliche denunce che miravano solo ed esclusivamente al rispetto delle leggi, dei regolamenti, degli statuti e delle regole amministrative a favore dei cittadini amministrati.

Ebbene, per questa mia azione di legalità e trasparenza sono stato spesso e volentieri querelato da quelle stesse persone che rappresentavano l’ente locale presso il quale, scrive in sentenza il Tribunale di Isernia nell’anno 2009: “al dibattimento, con la documentazione prodotta, ha dimostrato che, presso la Comunità Montana, vigeva una "illegalità diffusa" collegata proprio alle fattispecie per cui è processo con riferimento ai fatti dedotti...)“
Lascio ai lettori ogni giudizio.
Auspico, invece, che la Corte dei Conti continui a fare chiarezza, e operi il recupero di risorse pubbliche e soprattutto dei valori di una buona Repubblica.
In tale direzione il Presidente della Corte dei Conti dott. Sciascia, come in precedenza aveva fatto il Presidente dott. Gianpaolino in sede Nazionale, ha scoperchiato e messo a nudo un sistema di "illegalità dilagante", anche nel nostro Molise, e che va a confermare una condotta amministrativa, a tutti i livelli, gravemente lesiva dei principi costituzionali di trasparenza, efficacia e economicità.
Speriamo che il “codice etico”, siglato a Pisa lo scorso 9 dicembre 2011, la cosiddetta “ Carta di Pisa”, con l‘obiettivo di rafforzare la trasparenza e la legalità nella Pubblica Amministrazione, venga adottato e recepito negli atti fondamentali di ogni singola Amministrazione e venga, soprattutto, concretamente e realmente applicato in ossequio ai valori di Aristotele.

* Già Amministratore Enti Locali del Molise.

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