La Tavola Osca tra Agnone e Capracotta: memoria viva di un paesaggio culturale

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  La celebre Tavola Osca, conservata ad Agnone e ritrovata nel territorio di Capracotta, continua ancora oggi a interrogare studiosi e comunità sul rapporto profondo tra identità, territorio e memoria. In questi giorni il Molise torna a confrontarsi con uno dei suoi reperti più importanti: una testimonianza straordinaria non solo dal punto di vista linguistico e archeologico, ma anche per ciò che racconta sul rapporto tra esseri umani, natura, sacralità e comunità. Forse è proprio questo il punto più attuale. La Tavola non parla soltanto del passato.  Parla anche a noi. Ci parla del legame tra territorio e identità. Del rapporto tra ambiente e cultura. Di una spiritualità che non separava il sacro dalla vita quotidiana. Di una visione del mondo profondamente radicata nei cicli naturali, nella terra e nelle comunità. Ed è forse per questo che oggi il tema torna così centrale. Il rischio contemporaneo, infatti, è ridurre il patrimonio a semplice oggetto museale o turistico, dime...

E' LEGALE, RISPETTA IL DIRITTO MA...NON E' GIUSTO!!!

Sanitopoli pugliese, intercettazioni non utilizzabili.

Scivola su un errore formale il primo processo a Gianpaolo Tarantini, imprenditore barese della sanità. Ieri mattina i giudici del tribunale di Bari, accogliendo l´eccezione del suo legale, l´avvocato Nicola Quaranta, hanno dichiarato inutilizzabili quasi tutte le 12 mila intercettazioni telefoniche che costituivano l´ossatura dell´indagine.

Dalle conversazioni telefoniche, durate circa due anni (dal 2002 al 2004) gli inquirenti avevano ricostruito il grande affare delle società dei Tarantini, fornitori di protesi alle aziende ospedaliere pugliesi, e i frequenti coca party, organizzati da Gianpi nella sua villa a nord di Bari. E ora, senza testimoni a supporto, per Tarantini e gli altri imputati (accusati di associazione a delinquere, corruzione e falso) l´assoluzione sarà praticamente certa. Assieme ai fratelli Tarantini e al consigliere regionale Salvatore Greco, ritenuto il socio occulto dei due fratelli, erano coinvolti nella vicenda anche tre primari.

A monte del problema, secondo i magistrati, ci sarebbe un errore formale, commesso dall'allora pm, attuale sindaco di Bari, Michele Emiliano (Pd). Un "vizio delle norme sulla motivazione" alla base del decreto che autorizzava le intercettazioni. Emiliano non aveva indicato che le intercettazioni, "stante l'eccezionale urgenza", potevano essere fatte con strumentazione a noleggio (come poi avvenne) a causa dell´indisponibilità di quella in dotazione alla Procura.

Fonte: eDott, 29.03.2011


by Nicola

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