Passi sulla sabbia. Quando uno spazio sportivo diventa anche luogo di cura

 

A Ferrazzano, in provincia di Campobasso, c’è una struttura sportiva che in questi giorni mi ha fatto riflettere su un tema che riguarda da vicino il senso stesso di comunità: la capacità di rendere gli spazi accessibili, utili, accoglienti.

Qualche giorno fa ho contattato Paolo Dall’Acqua, titolare della Baita Sport Life, per chiedergli se fosse possibile utilizzare il campo di sabbia per un’attività di cammino.

La risposta è stata immediatamente positiva.

Ieri sono passato per un sopralluogo e ho trovato Paolo insieme ai suoi collaboratori, riuniti attorno a un tavolo a discutere delle attività e delle cose da fare. Paolo li ha informati della mia richiesta e della sua disponibilità ad accoglierla.

Ho naturalmente manifestato l’intenzione di contribuire all’utilizzo dello spazio, ma mi è stato spiegato che il campo viene già utilizzato anche da altre persone per attività di recupero e riabilitazione e che, a breve, la struttura sarà coperta per consentirne l’uso durante tutto l’anno.

È un particolare importante, perché il diritto al benessere, al movimento e alla possibilità di recuperare autonomia non passa soltanto attraverso grandi strutture o grandi programmi. Passa anche dalla disponibilità concreta di luoghi, persone e comunità capaci di rispondere ai bisogni reali.

E c’è anche qualcosa di curioso e simbolico: grazie a questa struttura, si può camminare sulla sabbia anche a circa 870 metri sul livello del mare tutto l’anno.

Uno spazio sportivo può allora diventare qualcosa di più: un luogo di relazione, attenzione, cura, inclusione.

Un ringraziamento particolare va a Paolo Dall’Acqua e a tutte le persone della Baita Sport Life che, con semplicità e disponibilità, hanno aperto questo spazio a un bisogno concreto.

A volte il diritto comincia proprio così: da una porta che qualcuno decide di aprire.

Nicola Frenza

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