La mena delle pecore. E le altre mene

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   Pastoralismo, tratturi, biodiversità e politiche pubbliche: all’UniMol il confronto tra ricerca, istituzioni e pastori.  I l 2 ottobre, all’Università degli Studi del Molise, ho partecipato alla giornata di studio e confronto dedicata al pastoralismo, organizzata dalla prof.ssa Letizia Bindi, che da anni lavora su questi temi. Una giornata densa, con docenti, ricercatori, rappresentanti delle istituzioni, della tutela, del mondo agricolo e pastorale. Una cosa, più delle altre, mi ha colpito: per la prima volta c’erano i pastori. E questa volta hanno preso la parola anche loro, confrontandosi direttamente con il mondo accademico e istituzionale. Non come presenza simbolica. Hanno discusso, criticato, proposto. A un certo punto è riemersa anche una parola antica: quella che oggi chiamiamo comunemente transumanza, nel grande sistema pastorale meridionale era semplicemente “la mena delle pecore” : un sistema economico, sociale e territoriale che per secoli ha col...

ROMA. In forse... la FORSU (Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano)!

 

 

La questione dell’“umido” o FORSU (Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano). 

Si tratta della maggiore componente percentuale dei rifiuti urbani prodotti. Esistono due filiere impiantistiche deputate al trattamento di questo tipo di rifiuto:

  1. quella aerobica; 
  2. quella anaerobico.

Il trattamento aerobico produce circa il 35% di compost di alta qualità riutilizzabile come ammendante per usi agronomici e florovivaistici rientrando a pieno nelle attività di recupero di materia previste nell’attuazione dell’economia circolare e contribuendo al ritorno al suolo di parte del carbonio prelevato con la produzione agricola.

Il trattamento anaerobico – tramite bio-digestori – punta alla produzione del biogas ed alla sua successiva combustione per il recupero di energia, dunque non è compreso nel riciclo e nell’economia circolare. Questo trattamento produce biogas (ca. il 50 %) e una fanghiglia semiliquida detta "digestato", di cui la parte "solida" viene sottoposto a compostaggio aerobico per produrre un "compost di pessima qualità" per appena il 13% che viene smaltito attraverso lo spargimento su campi.
Questo digestato, come già rilevato in Veneto e in Friuli, comporta una forma di inquinamento grave dei terreni e delle acque superficiali a causa dei composti ammoniacali presenti e dei metalli pesanti concentrati nel processo di trattamento di grandi quantità di frazione organica inquinata anche se differenziata. Illuminante in tal senso l’inchiesta condotta da Fanpage.it sul digestato prodotto dall’azienda SESA di Padova in cui vengono tuttora conferiti i rifiuti organici di Roma e su quanto succede nei campi circostanti il megaimpianto della BIOMAN di Pordenone
https://www.fanpage.it/attualita/sesa-la-guarda-di-finanza-indaga-e-i-sindaci-della-bassa-padovana-si-ribellano-al-compost/

Per questo motivo affermiamo che ROMA CAPITALE DEVE PUNTARE SUL COMPOSTAGGIO AEROBICO E NON SUI BIO-DIGESTORI ANAEROBICI. Inoltre, la gestione dei rifiuti, per essere efficiente ed efficace ai fini della riduzione delle emissioni in atmosfera, deve rispondere al principio di “prossimità” o di “autosufficienza territoriale” che prevede che il rifiuto debba essere trattato in impianti ubicati vicino ai luoghi di produzione dei rifiuti stessi. Questi impianti devono essere compatibili con la salute pubblica ed essere di piccola o media dimensione, rapportati comunque alle quantità di rifiuti prodotti nei luoghi di produzione “prossimi”.

Il documento è stato realizzato dal Movimento Legge Rifiuti Zero per l'Economia Circolare insieme al comitato DeLiberiamo Roma #mirifiuto, ISDE - Associazione Medici per l'Ambiente, Associazione Italiana Compostaggio e con il contributo dell'ing. Francesco Girardi.

(by nicola)

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