Prima della legge. Dove nasce davvero la prevenzione della criminalità giovanile

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OML, Apidge, Mangia Fuoco e ITFF: un modello educativo già riconosciuto a livello nazionale.   Cerimonia di consegna del Trofeo ITFF Scuola 2025  – Articolo 9 della Costituzione - agli studenti del Boccardi–Tiberio  di Termoli per il percorso Mangia Fuoco – Sulle Rotte del Fuoco.      La legalità non si insegna. Si trasmette. Prima della legge viene la formazione dell’uomo. È da qui che nasce la vera prevenzione della criminalità giovanile. Non da una circolare o da un’ora in più di lezione. Nasce da un lavoro lento e profondo sull’identità, sul senso del limite, sulla responsabilità. Nei giorni scorsi Ezio Sina , Presidente nazionale di Apidge , ha scritto su Orizzonte Scuola che «il D iritto a scuola è una trincea contro la criminalità giovanile» . Una tesi forte. Giusta. Necessaria. Ma c’è un fatto che rende quelle parole una diagnosi già verificata sul campo. Lo scorso anno Ezio Sina ha voluto personalmente un Premio speciale nazionale A...

Che si fa quando in un piccolo contesto territoriale la camorra ce la porta lo Stato?

Beh..., raccontata così sembra quasi vera. Invece le cose sono abbastanza diverse, ma bisogna uscire dall'opinionismo ed entrare nei fatti così come emergono dagli atti. Da questa prospettiva sarebbe utile che l'informazione locale acquisisse qualche dato in più rispetto ai comunicati che certi argomenti spigolosi, ed incomprensibili, non li affrontano perché sanno che l'opinione pubblica non apprezzerebbe. E tanto per non restare nel vago sarebbe utile chiedere a De Raho, Procuratore Nazionale Antimafia che ha partecipato alla conferenza stampa di presentazione dell'operazione "Piazza Pulita", come è stato possibile che un pezzo da 90 della malavita organizzata abbia potuto scorrazzare indisturbato, per circa due anni, in questa Regione a farsi gli affari suoi, e ciò nonostante il fatto che fosse già controllato dalla DDA di Napoli e colpito da un provvedimento del GIP partenopeo che gli imponeva di non risiedere in Campania. E la cosa più incomprensibile è che la magistratura campana lo indagava ANCHE per fatti di spaccio connessi al Molise, in particolare a Bojano e ancor più in particolare ad una persona residente in quella città, anch'essa indagata per i rapporti con il pezzo grosso. Ecco, sarebbe interessante chiedere al Dott. De Raho come è stato possibile che un personaggio di quel peso nella malavita organizzata, lasciando la Campania in ossequio all'ordine del GIP, a causa delle indagini prima dette, sia potuto venire proprio nel Molise, proprio a Bojano e proprio nell'abitazione di quella persona anch'essa indagata, che, per essere onesti, tutto avrebbe voluto tranne che trovarsi in questa situazione che, a quanto pare, ha dovuto subìre più che condividere. Spero di essere stato chiaro in questa minima specificazione di una storia che va ben oltre quello che emerge dall'articolo, anche perché il processo dovrà chiarire molte cose che, almeno per adesso, sembrano scontate. Allora, l'informazione farebbe bene a chiarire il ruolo di apparati dello Stato in una vicenda che presenta alcune ombre e che, principalmente, vorrebbe far passare per criminalità organizzata la storia di ben noti, piccoli, spacciatori locali, per lo più tossicodipendenti, e tutto perché ad un certo punto, appare un personaggio che davvero è di "rango". Ma la domanda a questo punto è: che si fa quando in un piccolo contesto territoriale la camorra ce la porta lo Stato? A voi le risposte.

Fonte: Area Matese

(by nicola)

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