
Il
primo elemento dell’analisi consiste nell’individuazione dei
settori e dei territori più colpiti dal fenomeno dell’infiltrazione.
A tale scopo, come detto, è utile considerare il fenomeno delle
anomalie strutturali delle aziende come uno degli indicatori, una
variabile del più ampio processo d’infiltrazione delle
organizzazioni criminali nell’economia legale. Seguendo
quest’approccio, è possibile osservare la distribuzione delle
aziende tra i diversi settori di attività economica, così come sul
territorio regionale. Incrociando queste informazioni con il dato che
si riferisce alla riconducibilità delle singole aziende a specifiche
consorterie criminali, si può ricavare un quadro sufficientemente
dettagliato della presenza territoriale dei clan e delle
organizzazioni criminali, nonché della loro tendenza a prediligere
specifici settori di attività economica per il reinvestimento dei
profitti o comunque per l’infiltrazione. Vale però la pena di
soffermarsi su alcuni tratti fondamentali che emergono da
quest’operazione.
1) L’entità del fenomeno dell’infiltrazione
nell’economia legale, minore nel Molise rispetto al resto d’Italia,
rapportando il numero di aziende sequestrate e/o confiscate incluse
nel database ANBSC al numero di aziende registrate alla CCIAA si
ricava una misura dell’infiltrazione rispetto al dato nazionale.
2)
La concentrazione delle aziende considerate sul territorio basso
molisano, dove ha sede la stragrande maggioranza delle aziende
incluse nel database analizzato. Le altre zone che registrano una
presenza considerevole di aziende sospette sono Campobasso e Isernia.
3) Una presenza nell’economia regionale concentrata in specifici
settori. A livello settoriale, infatti, si può osservare come le
infiltrazioni colpiscano sì tutti i principali ambiti di attività
economica, ma la concentrazione più forte riguarda i settori della
ristorazione, delle attività immobiliari, delle costruzioni, dei
parchi eolici, del commercio all’ingrosso (in particolare di
prodotti alimentari, bevande, tabacco e beni di consumo finale) e al
dettaglio (con una rilevante
presenza di distributori di carburanti). Una concentrazione nel
settore della ristorazione molto marcata, che è particolarmente
forte nel basso Molise data la vocazione spiccatamente
turistica e terziaria della zona, mentre settori quali quelli delle
costruzioni, dell’eolico, del commercio all’ingrosso registrano
un’infiltrazione relativamente più forte nella provincia di
Campobasso e Isernia. Nel prossimo paragrafo questi dati saranno
relativizzati rispetto al numero d'imprese molisane registrate in
ciascun settore, e messi a confronto con il dato nazionale per
ottenere una misura più significativa dell’effettivo grado
d’infiltrazione di ciascun settore.
4) Una presenza trasversale dei
diversi gruppi criminali. Passando a considerare la presenza dei
diversi gruppi criminali nei vari settori di attività economica,
emerge come il settore della ristorazione sia particolarmente
infiltrato dalla Camorra (in particolare per quanto riguarda i
ristoranti, mentre i bar sono spesso riconducibili anche a gruppi di
matrice pugliese). La Ndrangheta è invece relativamente più
presente nel settore delle costruzioni, dei parchi eolici e del
commercio all’ingrosso (soprattutto di prodotti alimentari, bevande
e tabacco), mentre i gruppi autonomi si dedicano soprattutto al
commercio (sia all’ingrosso sia al dettaglio, in particolare di
carburante) e, come detto, alla ristorazione da bar. Anche
a questo livello di dettaglio, dunque, si conferma quanto già emerso
da considerazioni di più ampio respiro: il panorama criminale
molisano, si caratterizza per la compresenza di criminalità di
diversa natura, in una sorta di pacifico equilibrio che soddisfa gli
interessi delle diverse consorterie mafiose. Clan e cosche legate
alle mafie tradizionali convivono tanto con gruppi provenienti dallo
stesso “ceppo” criminale ma resisi nel tempo autonomi, quanto con
bande di origine interamente straniere come ad esempio quelle
albanesi. Nello specifico ambito dell’infiltrazione nell’economia
legale, fatto salvo quanto detto circa alcuni settori in cui la
presenza di certi gruppi è relativamente più forte, si rende
evidente una presenza multipla, sovrapposta delle diverse realtà del
crimine organizzato in tutti i principali settori. In alcuni ambiti
una distinzione è in parte tracciabile tra le due principali mafie
meridionali: nel commercio all’ingrosso la Camorra è quasi
assente, mentre bar e ristoranti sono, di fatto, fuori dal
portafoglio d’investimenti della Ndrangheta. Ma la peculiarità del
contesto molisano è data proprio dalla compresenza sul territorio
di gruppi autonomi, che s’infiltrano nell’economia legale al
fianco delle mafie tradizionali, come avviene anche nei due settori
appena menzionati. Una prima considerazione cui si può giungere è
quindi questa: l’economia molisana, a causa di sue specifiche
caratteristiche di “tranquillità sociale”, offre un livello di
opportunità d’investimento tale da permettere ai diversi gruppi
criminali di soddisfare i propri interessi di riciclaggio,
mimetizzazione, reinvestimento e profitto senza che nessuno di essi
possa (o voglia) imporsi in maniera ultimativa sugli altri. Questo
equilibrio è probabilmente la conseguenza di due specifiche
condizioni che accadono nel caso del Molise. Da un lato, come detto,
la tranquillità di opportunità, che fa sì che il Molise
rappresenti scelte di elezione innanzitutto per la facilità di
mimetizzazione degli investimenti, in un territorio particolarmente
“quieto” e caratterizzato dalla presenza di esercizi commerciali
e di attività imprenditoriali, società finanziarie e
d’intermediazione immobiliare. Ne discende che il contrasto e il
conflitto finalizzati al controllo monopolistico di territori e
settori si rendono meno necessari nell’ottica di ciascun gruppo.
Dall’altro lato la multiformità del tessuto economico e sociale
della regione, si rivela un fortissimo ostacolo alla realizzazione di
un’effettiva supremazia di un gruppo sugli altri. Le possibilità
di mimetizzazione, le difficoltà nel presidio del territorio e la
sovrapposizione di livelli economici, amministrativi e sociali in un
territorio dove si mescolano flussi di persone, risorse e attività
rendono la realtà molisana molto fluida, mutevole, dinamica e di
fatto impossibile da ricondurre al controllo di un’unica
consorteria. Come conferma la Direzione Nazionale Antimafia, la
tipologia criminale del Molise, dove manca una mafia autoctona,
nessuna aggregazione criminale ha mai assunto un atteggiamento
egemone sulle altre per cui la criminalità organizzata non appare
fortemente radicata e strutturata (DNA, 2017, pag. 93) e addirittura
stimola la compresenza
di più gruppi, favorendo la “migrazione” degli interessi delle
mafie verso il tranquillo Molise (DNA, 2017, pag. 93). Prova
tangibile di questo equilibrio “strutturale” (per cui una
prevalenza può registrarsi, per periodi più o meno prolungati di
tempo, in talune aree territoriali o in alcuni settori economici, ma
il tratto sistemico del panorama criminale rimane la complessità e
la compresenza) tra i vari gruppi, autonomi e tradizionali, è il
fenomeno delle collaborazioni che ha portato alla definizione di vere
e proprie joint venture tra gruppi mafiosi soprattutto nel settore
della realizzazione dei parchi eolici (cfr Inchiesta “Via col
Vento” Ros di Reggio Calabria – Luglio 2018). Oltre a coesistere
nello stesso territorio e nello stesso ambito di attività, infatti,
in alcuni casi gruppi afferenti a realtà criminali diverse hanno
addirittura instaurato delle alleanze o partnership finalizzate
all’infiltrazione silenziosa nell’economia legale. È il caso del
traffico di rifiuti tossici nel basso Molise e nell’isernino, ad
esempio, in cui negli anni la famiglia camorrista degli Schiavone (i
cd. Casalesi) e quella dei Bardellino erano riuscite a imporre
profili di condizionamento sulle dinamiche interne dello smaltimento
dei rifiuti tossici e detenere il monopolio del trasporto su gomma di
tali rifiuti, instaurando collaborazioni sia con famiglie locali
facenti capo alla mafia foggiana sia con altri gruppi camorristici
(appartenenti al clan dei Mallardo), sia con ramificazioni di Cosa
Nostra, in Sicilia. Una sorta di spartizione concordata della filiera
(illegale) dei rifiuti tossici. La particolarità del contesto
molisano, caratterizzato da fluidità, complessità e dinamismo tali
da impedire l’affermazione prevalente di un gruppo sugli altri, è
una caratteristica peculiare del Molise. Le piccole dimensioni della
regione e la concentrazione di energie sociali ed economiche sono
allo stesso tempo un incentivo all’ingresso e alla “pacifica”
convivenza di più gruppi e un ostacolo formidabile a eventuali mire
di supremazia e di controllo monopolistico del territorio e degli
affari. Nelle zone del cosiddetto “basso Molise”, anche per
evidenti ragioni di prossimità geografica, è ormai comprovata la
presenza di ramificazioni dei gruppi camorristici come acclarato
dalle vicende giudiziarie Anni 90 (cfr. Guglionesi II). A pochissimi
chilometri dal Basso Molise sono stati scoperti rifiuti speciali di
ogni tipo, anche ospedalieri (nucleari), provenienti dalla Campania e
tombati in una mega discarica a Ordona, nel foggiano. Sono stati
portati alla luce dai carabinieri in un’attività di scavi che è
durata circa un mese. Le scavatrici hanno confermato l’inchiesta
della D.D.A che portò all’arresto di quattordici persone implicate
in un traffico illegale di rifiuti tra la Campania, la Puglia e il
Molise. A oggi a Ordona sono interrate oltre 500.000 tonnellate di
rifiuti pericolosi.
Secondo
quanto accertato dai carabinieri del N.O.E, i rifiuti erano prodotti
in diversi Comuni delle province di Salerno e di Caserta. La parte
umida, dopo una sosta in impianti di compostaggio campani, dove non
subiva alcun tipo di trattamento ed era corredata da documentazione
falsa, veniva tombata nell’enorme cava in un’area agricola di
Ordona. Quell’inchiesta fa risuonare un campanello d’allarme sul
ruolo delle cave e gli affari della camorra con i rifiuti tossici. Il
dubbio atroce su tali loschi affari nasce soprattutto nelle cave
dismesse, quelle che in Molise sono 545 e dove non c’è ancora un
piano cave e un controllo meticoloso di ognuna di esse. L’inchiesta
dell’epoca ci conferma oggi che almeno 12.000 tonnellate di rifiuti
pericolosi, sarebbero state disperse tra Puglia, Molise, Basilicata,
e Campania. Prima di suddividere i rifiuti nelle loro destinazioni
definitive, soprattutto cave dismesse e aree vicine a zone lacustri,
erano usate aree di stoccaggio nel foggiano. In particolare, per gli
smaltimenti illeciti sarebbe stata usata come base operativa l’area
del foggiano quasi al confine con il Molise costiero. Come
Osservatorio Antimafia del Molise sollecitiamo con gran forza ancora
una volta il monitoraggio approfondito e meticoloso di tutte le 545
cave dismesse in Molise e il controllo anche di quelle ancora
operative. Riteniamo sia un obbligo morale e giuridico dovuto ai
cittadini da attuare nel più breve termine possibile magari
coinvolgendo anche le associazioni ambientaliste.
Fonte: Osservatorio Antimafia del Molise
(by Nicola)
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