La mena delle pecore. E le altre mene

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   Pastoralismo, tratturi, biodiversità e politiche pubbliche: all’UniMol il confronto tra ricerca, istituzioni e pastori.  I l 2 ottobre, all’Università degli Studi del Molise, ho partecipato alla giornata di studio e confronto dedicata al pastoralismo, organizzata dalla prof.ssa Letizia Bindi, che da anni lavora su questi temi. Una giornata densa, con docenti, ricercatori, rappresentanti delle istituzioni, della tutela, del mondo agricolo e pastorale. Una cosa, più delle altre, mi ha colpito: per la prima volta c’erano i pastori. E questa volta hanno preso la parola anche loro, confrontandosi direttamente con il mondo accademico e istituzionale. Non come presenza simbolica. Hanno discusso, criticato, proposto. A un certo punto è riemersa anche una parola antica: quella che oggi chiamiamo comunemente transumanza, nel grande sistema pastorale meridionale era semplicemente “la mena delle pecore” : un sistema economico, sociale e territoriale che per secoli ha col...

Perchè l'economia circolare mette d’accordo economia e ambiente?


“Oltre a fornire un vantaggio per l’ambiente e per tutti i portatori di interesse”, questo modello procura vantaggi diretti alle imprese che ne adottano lo spirito e i principi: in termini di “competitività”, spiega, “in quanto i “modelli di business meno legati all’utilizzo di materie prime consentono di sviluppare una struttura di costi meno esposta al rischio di volatilità dei prezzi sia per dinamiche di mercato sia per interventi normativi”.

In termini di “innovazione”, perché il ripensamento dei “modelli di business in un’ottica circolare rappresenta una forte spinta all’innovazione nei processi produttivi”. Dal punto di vista ambientale, ovviamente, dato che “l’impegno concreto di un’impresa nel limitare l’impatto ambientale, rappresenta un importante contributo per la riduzione sia dei rifiuti sia dell’inquinamento atmosferico e, inoltre, contribuisce al riutilizzo di materie prime sempre più scarse”.

Infine, in termini di “occupazione, in quanto la riduzione della quantità di materie prime utilizzate e la crescita di servizi a valore aggiunto dovrebbero comportare uno spostamento dei costi dalle materie prime al lavoro, cioè da settori più automatizzati, a settori prevalentemente legati al lavoro umano, con una conseguente crescita dell’impatto occupazionale”. 


(by Nicola)

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