80 voglia di vivere

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Gli 80 anni dell'avvocato Giacomo De Ritis, cofondatore dell’Osservatorio Molisano sulla Legalità L'ho conosciuto come avvocato della controparte alla fine degli anni Ottanta. Se qualcuno mi avesse detto allora che, molti anni dopo, me lo sarei ritrovato accanto come cofondatore dell'Osservatorio Molisano sulla Legalità , probabilmente avrei sorriso. E invece la vita, quando vuole, sa scrivere storie migliori di quelle che immaginiamo. Oggi Giacomo compie 80 anni e mi accorgo che raccontare qualcosa di lui significa inevitabilmente raccontare anche un pezzo della mia storia e di quella dell'OML. Perché Giacomo c'è sempre stato, con una presenza costante e concreta . E per un'associazione come la nostra poter contare, per tanti anni, sulla competenza, sul rigore e sull'attenzione di un avvocato non è stata cosa da poco. Giacomo ha controllato, letto, verificato, consigliato. Quando necessario ha frenato, quando c'era da andare avanti...

La solitudine accorcia la vita

La solitudine può ridurre sensibilmente la durata della vita. Lo dimostrano i risultati di una ricerche pubblicata nella rivista Archives of Internal Medicine. I ricercatori dell'Università della California, guidati da Carla Pessinotto, hanno osservato 1.604 anziani per sei anni, l'età media è 71 anni. Hanno scoperto che per chi si sentiva solo la probabilità di morire nel corso dell'indagine era di due volte maggiore. Vivere da soli, o sentirsi soli sebbene si viva con altre persone, è un fattore di rischio importante per le persone già ad alto rischio di sviluppare malattie cardiache. Secondo i ricercatori, la valutazione del livello di solitudine può aiutare i medici a rivelare pazienti che si trovano nel gruppo di rischio. 

Interessante ntare che il 43,2% del campione si sente solo, anche se soltanto il 18% vive effettivamente da solo.

Anche gli adolescenti possono soffrire la solitudine e uno studio dimostra una pericolosa associazione con a il rischio di sviluppare, in età adulta, malattie cardiache e sindrome metabolica. La scoperta, pubblicata su Plos One, è dell'equipe dell'Università svedese di Umea. Sono stati analizzati i dati riguardanti la salute e ai comportamenti sociali di un migliaio di sedicenni del distretto di Lulea, nell'arco di 27 anni, sottoponendo poi il campione a una serie di controlli clinici attorno ai 43 anni. Si è così visto che i ragazzi che erano stati più introversi e meno propensi alla socializzazione durante gli anni di scuola (senza però essere stati necessariamente vittime di episodi di bullismo) erano anche quelli che più soffrivano di sindrome metabolica una volta compiuti i quarant'anni. Le adolescenti infelici anno un rischio più che triplicato di ammalarsi di sindrome metabolica dopo i 40 anni. Importante valutare il livello di cortisolo, che varia sensibilmente nelle situazioni di solitudine che portano all'ansia.

Fonte: eDott

(by Nicola)

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