Da Pechino a Campobasso. Due mondi. Un abisso.
In Cina, dove i treni sfrecciano a 400 km/h e si parla di reti intelligenti, interconnessione globale e nuove vie della seta, si celebra il futuro.
In Molise, dove le rotaie sono ancora in costruzione e le promesse arrancano, si consuma il presente. A bassa velocità. Quando c’è!
Il 12° Congresso Mondiale sull’Alta Velocità ferroviaria si è appena concluso a Pechino, nella cornice simbolica del quartiere olimpico: un luogo che incarna la spinta verso il futuro. Intorno a quei binari, Paesi che costruiscono ponti, accelerano lo sviluppo, disegnano nuove mappe di connessione.
Nel frattempo, a Campobasso, una fotografia racconta molto più di mille analisi: un binario ancora da posare, un’attesa lunga decenni, un’assenza di visione che fa rumore.
Il confronto è impietoso. Ma necessario.
⚙️ Là, tecnologia e geopolitica. Qui, cantieri eterni e rassegnazione.
Pechino–Shanghai: 1.300 km in 4 ore. Campobasso–Roma: 190 km in oltre 3 ore (se tutto va bene).
La questione non è solo tecnica. È culturale, politica, simbolica.
È il segno di un’Italia che viaggia a due velocità, dove il Sud e le aree interne vengono sacrificate sull’altare dell’efficienza apparente.
Non è più tollerabile.Non possiamo più aspettare che le coincidenze si sistemino da sole.
🛤️ Serve il coraggio di una scelta.
Serve dire che anche il Molise ha diritto a un futuro connesso.
Che una ferrovia non collega solo stazioni, ma destini.
Perché un treno che non parte è molto più di un disservizio.
È un destino interrotto.
Una gioventù che emigra.
Una voce che si spegne.
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✍️ **Nicola Frenza**
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